Un taglio o una ferita non era niente a confronto. C'è di molto peggio, si sa: le guerre, le malattie, la morte; ma cos'è meglio tra la morte del corpo e la vita morendo ogni giorno e ogni notte? Impiccandosi nella solitudine dell'oscurità, per poi sciogliere il cappio al mattino seguente.
Temevo il rimanere sola con me stessa più di quanto temessi la morte.
Avevo detto addio al mio passato, ma non alla follia presente, ed ora? Ora era tutto finito. Volevo perdonare. Ma c'è gente che non vuole essere perdonata.
"Allora è un addio."
Fu come una pallottola. Una pallottola che mi conficcai autonomamente nel cuore. Compresi il vero significato della parola masochismo e prima ancora di rendermene conto barcollavo per casa in preda ad una crisi di disperazione. Trattenere i singhiozzi non era mai stato più difficile; rintanarsi nell'unico luogo apparentemente sicuro, a diretto contatto con le mattonelle candide e gelide.
Com'ero bella mentre piangevo, nella mia testa si dev'essere innescato qualcosa di sbagliato da un po' di tempo a questa parte, sentire nel sangue quanta poesia custodisse la tristezza e la malinconia. In quei momenti l'anima è viva, a volte ho l'impressione di godere di quei momenti, di sentire la mia pelle bagnata di dolore salato, vivere quella malata agonia.
La lentezza, quelle lacrime nere di trucco sciolto, gli occhi arrossati e disperati. Ma ciò che più detestavo era quella morsa allo stomaco, come se ti stessero strappando un organo vitale, come se tu fossi arrivato al confine del mondo nell'illusione della tua mente. Amore e Odio. Adorare il detestabile. Ma ciò che più odiavo era quella vena masochista e suicida; la maggior parte dei suicidi avvengono per fattori psicologici e non fisici. C'è di peggio al mondo, ma la gente muore per molto meno.
I miei erano pensieri, solo pensieri. Ringraziai Dio per questo, rimanendo in fine immobile, nel silenzio dei singhiozzi, chiedendomi perché. Con la bocca piena di niente: mi autocommiseravo.
Mi diressi fuori al balcone, una cosa che mi chiedevo da tempi immemori era come cazzo fosse possibile che in ogni cazzo di angolo della mia cazzo di casa ci fosse un cazzo di ricordo. Ma non avevo più ricordi nella mia testa. Era piena di nulla, solo di doloroso vuoto.
C'erano le stelle, fuori. Penso che le stelle cadenti siano un po' come le lacrime del cielo...
Mi sedetti a terra, non mi sentivo più il corpo ne la mente, ero in catalessi.
Ogni tanto scendeva autonomamente qualche lacrima, non sentivo più niente, solo l'oscurità pesante su di me.
Era tutto finito. Tu non c'eri più.
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Non hai la minima idea di quanto io abbia sentito lo stesso.. ma non per sommi capi.. il pensiero del suicidio, l'accorgersi che resta solo pensiero e ringraziare qualsiasi cosa che lo sia, l'amare in fondo il piangere disperatamente come qualcosa che rende vivi, il rendersi conto dopo cinque secondi che non è vero, era solo impressione iniziale.. perchè dentro c'è la morte .. ho sentito tutto, in modo identico o meglio simile, perchè credo che ognuno senta le cose in modo diverso ..
RispondiEliminati assicuro però che so cosa significa..
bacio