.Lilium

{Os iusti meditabitur sapientiam
Et lingua eius loquetur iudicium
Beatus vir qui suffert tentationem
Quoniam cum probatus fuerit accipiet coronam vitae
Kyrie, fons bonitatis
Kyrie, Ignis Divine, Eleison
O quam sancta, quam serena, quam benigna
Quam amoena esse virgo creditur
O quam sancta, quam serena, quam benigna
Quam amoena O castitatis lilium.}

martedì 19 gennaio 2010

Siamo umani, solo Umani.
Siamo l'ombra di un burattino senza fili, possessori di libero arbitrio in una prigione,
possessori di razionalità nella [perversione].
Siamo il Vizio dei nostri Amanti, la Virtù delle nostre Vittime.
Siamo vivi, nel Dolore di cui ci Beamo,
e morenti nell'eccesso che ci procuriamo.
Stanchi, dei Fallimenti di cui gli altri Accusiamo.
Tentati e tentatori del Peccato che ci scorre nelle vene
pulsanti di Egoismo.

Il popolo di un Dio beffardo e Sadico {ciarlatano..}
che mi ha creato così, cosciente di un'unica Verità:

Tu Credevi in Me.

Perché l'uomo è predestinato a Morire?
Quando ti vidi di fronte a me,immobile, fredda, silente,
per me eri tutto, fuorché Vita.
Cosa può pensare un povero mortale posto al cospetto della propria esistenza Assassinata,
un grande privilegio e dannazione di colui che sta morendo.

Noi, stolti umani, col tradimento e il giudizio fossilizzato nel midollo osseo;
noi, straripanti di orgoglio e ingratitudine..
Ora son qui, a nome di tutti Noi, dinnanzi a te che mi abbandoni,
dinnanzi a te che non perdoni, mia disprezzata Vita.
Siamo qui in stanze di Angoscia sospesa,
per donarti l'Amore che nel Grigio Mondo ti negai;

..ma che orrore immergermi nei tuoi occhi umidi e cadaverici.
Come ho potuto essere il Boia della tua impiccagione,
come ho potuto essere l'impassibile ascoltatore del tuo ultimo respiro, Vita..

sei così bella ed io ti ho uccisa. {tradita..}
Le lacrime che verso adesso non sono altro che Velenosoo dolore di tarda comprensione,
nessuno può aiutarmi, nessuno può udire il mio pentito pianto...
Ma come potevo viverti, mio dolce amore, nessuno mi ha mai insegnato a conoscerti,
il tuo sorriso non ha mai raggiunto il mio Cuore Meccanicoe i miei occhi piangenti..
non hanno fatto altro che nutrire erbacce nei tuoi polmoni soffocati


Oh, Vita!

Inessenza inessenziale.

Mi figuro un triste risveglio... accarezzata dalla fredda luce di un sole invernale... in un mattino di Dicembre. Mi figuro il silenzio e il gelo trapassarmi le ossa mentre mi affaccio alla finestra: le strade vuote e popolate da spettri invisibili di vite mai esistite in questa malinconica cittadina decadente. Il cielo è ghiacciato, così puro che la luna trasparente del mattino gelida vi si rispecchia, la mia pallida e vanitosa Regina che si ricongiunge al suo giocoso Re mentre si nasconde tra le nuvole argentate e pronte a cadere. Pezzetti di sogno si staccano dal nulla e vengono giù danzando l'amore eterno degli Dei, candida neve che blocca il tempo e sigilla i dolori, sarò meno sola in questa città fantasma. Tutto si tinge di purezza, il velo bianco della dolce sposa. Il Re si addobba a nozze indossando raggi d'oro zecchino e si innalza possente nel cielo abbracciandomi col suo tiepido tocco che distrugge l'ombra nel mio cuore e illumina l'amante notturna. I miei occhi si annebbiano di pianto, incapaci di bearsi della splendente bellezza dello sposo, umile umana e indegna spettatrice delle divine nozze resto accecata dall'immensità; gli occhi stanno bruciando e le lacrime cadendo, cristalline, solitarie, un pianto cieco che tutto vede. Il mio corpo si fa cenere e la mia anima ignota nebbia, da spirito senza nome posso finalmente godere del sorriso silenzioso dei miei Signori e cantare il loro mistico segreto: solo essendo il nulla ora comprendo il tutto. La non essenza.

. . .

Se si vince da soli preferisco perdere; se la gente è cattiva con i perdenti preferisco non combattere; se i deboli vengono sfruttati preferisco essere forte; se i forti sono temuti preferisco amare; se i buoni vengono traditi preferisco odiare; se i malvagi vengono allontanati preferisco scappare; se i codardi vengono derisi preferisco affrontare; se i coraggiosi vengono uccisi preferisco morire.
Se i morti si rispettano è perché non sono niente.
Niente.

Freedom.

Sono in moto. Vado veloce correndo sull'asfalto rovente. Il sole è nella sua ora migliore, ma non è rilevante. Il vento mi si getta in faccia, i capelli riescono a stento a starmi dietro. Il jeans aderisce stretto alle gambe e la giacca di pelle è tutt'uno con me. Sono veloce. Mi sento libera. Ad un tratto scorgo un auto in lontananza. Sono troppo veloce, non riesco a frenare. Vado a sbattere violentemente sull'automobile. Viene spinta veloce sul guard-rail. Io... vengo sbalzata in aria con la mia moto. Lei ricade subito, io resto sospesa nel vuoto. Il tempo rallenta, riesco ad ammirare il battito d'ali di una farfalla, costante e profondo. Lei è libera. Vola via senza una meta. Penso alla mia inutile vita. Il tempo riprende il suo normale corso, il mio cuore mai più. Giaccio lì, distesa a terra. Occhi aperti, sguardo rassegnato. Osservo le persone correre verso di me, vogliono aiutarmi, ignare che ormai è troppo tardi. Io le osservo, ma non sono più io. Sto volando leggera come una farfalla, senza una meta. Libera.

Danza Arlecchina.

Foulard.
Volteggiano nel vuoto,
come i lunghi capelli di una Sirena
si curvano sinuosi al tocco salato del dolce Oceano.
Foulard.
Volteggiano silenziosi e leggeri
come uno stormo di Sogni
dimenticati dalla Notte.
Foulard.
Volteggiano variopinti,
come gas
di un Arcobaleno in Decomposizione.
Foulard.

mercoledì 26 agosto 2009

Numeri.

Conoscere una nuova persona in fondo è come contare. Si parte da 0 e si va avanti (1,2,3...), piano piano, fino a raggiungere cifre più alte, più importanti. Anche con te iniziò così.
Ora invece... che ho smesso di contare... per te... e su di te... direi che i numeri non sono poi così infiniti. Direi che la tua presunzione nel dirmi di poterli contare tutti mi irrita. Perché i miei numeri lo sono davvero e tu credi di essere arrivato all'ultimo. Stolto. Ma non riprenderemo a contare, lo so, non ci conto più ormai.


giovedì 2 luglio 2009

Addio.

Un taglio o una ferita non era niente a confronto. C'è di molto peggio, si sa: le guerre, le malattie, la morte; ma cos'è meglio tra la morte del corpo e la vita morendo ogni giorno e ogni notte? Impiccandosi nella solitudine dell'oscurità, per poi sciogliere il cappio al mattino seguente.
Temevo il rimanere sola con me stessa più di quanto temessi la morte.
Avevo detto addio al mio passato, ma non alla follia presente, ed ora? Ora era tutto finito. Volevo perdonare. Ma c'è gente che non vuole essere perdonata.
"Allora è un addio."
Fu come una pallottola. Una pallottola che mi conficcai autonomamente nel cuore. Compresi il vero significato della parola masochismo e prima ancora di rendermene conto barcollavo per casa in preda ad una crisi di disperazione. Trattenere i singhiozzi non era mai stato più difficile; rintanarsi nell'unico luogo apparentemente sicuro, a diretto contatto con le mattonelle candide e gelide.
Com'ero bella mentre piangevo, nella mia testa si dev'essere innescato qualcosa di sbagliato da un po' di tempo a questa parte, sentire nel sangue quanta poesia custodisse la tristezza e la malinconia. In quei momenti l'anima è viva, a volte ho l'impressione di godere di quei momenti, di sentire la mia pelle bagnata di dolore salato, vivere quella malata agonia.
La lentezza, quelle lacrime nere di trucco sciolto, gli occhi arrossati e disperati. Ma ciò che più detestavo era quella morsa allo stomaco, come se ti stessero strappando un organo vitale, come se tu fossi arrivato al confine del mondo nell'illusione della tua mente. Amore e Odio. Adorare il detestabile. Ma ciò che più odiavo era quella vena masochista e suicida; la maggior parte dei suicidi avvengono per fattori psicologici e non fisici. C'è di peggio al mondo, ma la gente muore per molto meno.
I miei erano pensieri, solo pensieri. Ringraziai Dio per questo, rimanendo in fine immobile, nel silenzio dei singhiozzi, chiedendomi perché. Con la bocca piena di niente: mi autocommiseravo.
Mi diressi fuori al balcone, una cosa che mi chiedevo da tempi immemori era come cazzo fosse possibile che in ogni cazzo di angolo della mia cazzo di casa ci fosse un cazzo di ricordo. Ma non avevo più ricordi nella mia testa. Era piena di nulla, solo di doloroso vuoto.
C'erano le stelle, fuori. Penso che le stelle cadenti siano un po' come le lacrime del cielo...
Mi sedetti a terra, non mi sentivo più il corpo ne la mente, ero in catalessi.
Ogni tanto scendeva autonomamente qualche lacrima, non sentivo più niente, solo l'oscurità pesante su di me.
Era tutto finito. Tu non c'eri più.